La storia della musica #1.. dove tutto ebbe inizio…

La prima fonte musicale fu senza dubbio la voce umana, sin dalle origini dell’ uomo sulla terra era il corpo l’ unico strumento capace di produrre suoni. Utilizzando il corpo per battere mani e piedi per dare il senso del ritmo e la voce per produrre appunto una melodia. Da qui l’ uomo utilizzando la sua intelligenza iniziò a creare i primi strumenti musicali con oggetti che trovava in natura, ad esempio ossa, pezzi di legno , zanne di elefante ecc.

Degli archeologi nel 2008, si trovavano a lavorare nella germania occidentale precisamente in una grotta di Fels. Negli scavi trovarono ossa di avvoltoio con dei fori ( si pressuppone che fossero una specie di flauto arcaico), trovarono anche dei flauti in avorio (l’ avorio per chi non lo sapesse è il materiale che si trovava nelle zanne degli elefanti e dei mammut. Quindi non oso immaginare il lavoro che c’ era per produrre questi oggetti da questi materiali difficili da reperire e da lavorare.

Per gli uomini primitivi la musica era un elemento essenziale dei riti e delle cerimonie che legavano una società agli antenati defunti e agli animali o piante.

Era usata come mezzo di comunicazione con gli spiriti benigni o maligni che controllavano il destino della società o dei singoli individui. In molte culture lo sciamano era (e lo è tutt’ ora nelle tribù ancora esistenti) l’ intermediario fra il mondo sovrannaturale e quello umano. Avendo esso il potere di entrare in uno stato di trance, espletava rituali in cui parole, melodia e gesti erano scanditi dalla voce e dal battito di un tamburo.

Un’ altra funzione che ebbe la musica era quella di trasmettere di generazione in generazione le culture, le leggende e la storia del popolo in cui si apparteneva.

Una cosa molto importante è che si riuscì a scoprire che la musica non era un esclusiva degli specialisti. Questo cosa vuol dire vuol dire che chiunque e in qualsiasi momento poteva produrre musica individualmente o collettivamente. Quindi LA MUSICA ERA PARTE ESSENZIALE DELLA VITA QUOTIDIANA ed è una cosa meravigliosa, sapere che già milioni di anni fa la musica era considerata come nei giorni nostri parte integrante della vita dell’ uomo.

Circa 4500 anni fa, centinaia di musicisti lavoravano al servizio dei governanti nella città stato sumera di Ur, nel sud della Mesopotamia (per capirci meglio l’ odierno Iraq). Il canto aveva un ruolo fondamentale nei rituali religiosi e i musicisti di corte accompagnavano le cerimonie di Stato e i banchetti.

Le civiltà che si succedettero in Mesopotamia continuarono queste tradizioni musicali. Anche i re Assiri, che la dominarono dal 2000 al 700 a.C., mentennero un’ orchestra di corte e un coro che dava talvolta spettacoli pubblici per “allietare i cuori della gente”

I musicisti uscivano anche dagli ambienti di corte per scendere in campo e  accompagnare  l’ esercito in battaglia con  tamburi e trombe usati per inviare semplici ordini e messaggi di avvertimento.

Ma chiunque poteva fare musica, infatti si è riuscito a sapere anche che i pastori durante le loro giornate a guardare il proprio gregge suonavano delle canne di bambù e per accompagnare il duro lavoro nei campi si usava andare a ritmo ascoltando il suono di un tamburo.

Però all’ epoca esisteva già il mestiere del musicista, tanto che esistevano scuole che affermavano tale mestiere con attestati. Un piccolo aneddoto per farvi capire quanta importanza aveva nella società questa figura del musicista.

[nel 701 a.C. quando gli Assiri assediarono Gerusalemme, il re dei Giudei cercò di ottenere il favore offrendo a loro non solo le mogli e le figlie, ma anche i musicisti maschi e femmine.]

La musica fece parte anche dei miti degli dei egizi. Prendiamo in esempio Osiride, era il sovrano dell’oltretomba, ed era anche noto come “signore del sistro”, il sistro è un tipo di sonaglio costituito da una lamina metallica a ferro di cavallo trapassata da tre o quattro asticciole mobili e terminante in un manico diritto, agitando il quale le asticciole, sbattendo contro la lamina, producevano un caratteristico suono. 

Un’ altra dea legata alla musica era Bes, la dea del parto, essa era spesso rappresentata con un’ arpa o una lira.

In generale gli strumenti egizi erano molto simili a quelli della Mesopotamia, ma l’ arpa era più complessa e poteva arrivare ad una altezza di 2m.

Arriviamo ora a parlare del rapporto che si instaurò tra la filosofia e la musica nell’ antica Grecia. Infatti ereditò molto la tradizione musicale sia dalla Mesopotamia che dall’ antico Egitto.

I filosofi dell’ Antica Grecia, fra cui ricordiamo ovviamente Pitagora, Platone e Aristotele, credevano che lo studio della musica fosse essenziale per conoscere meglio la natura dell’ universo, e per questo motivo le riservarono un ruolo prominente nell’ educazione.

Pitagora, che visse fra il 570 e il 493 a.C è considerato il primo filosofo greco a sviluppare una teoria sulla musica e sulla sua importanza nell’ universo.

Si narra che Pitagora fosse affascinato dai suoni provenienti da una bottega di un fabbro. Battendo su varie forme di oggetti di metallo iniziò a capire i vari suoni, da quelli più acuti a quelli più bassi e tonfi. Appasionandosi a questa dicotomia con i suoni iniziò a provare a suonare uno strumento con una sola corda, stabilì allora i rapporti fra l’ altezza di una nota e la lunghezza della corda.

Nella cosmologia greca, si credeva che l’ universo consistesse in una serie di sfere, con la quale la terra si trovava al centro.

C’ era una sfera per ogni pianeta o stelle, quindi una sfera per la luna, una sfera per il sole ecc. . Pitagora riteneva che tra le sfere esistesse un rapporto numerico, corrispondente all’ armonia musicale. I loro movimenti generavano ciò che egli chiamava “musica delle sfere”; credeva che questa musica che creavano con il movimento fosse percepibile dall’ orecchio umano. 

Nella civiltà greca la musica e l’ astronomia rimasero sempre unite. Platone e Aristotele si interessarono più dell’effetto della musica che aveva sulla società e sul carattere dell’uomo che lo ascoltava in maniera più intima possiamo dire. Platone credeva che per la stabilità dello Stato fosse essenziale un’ esecuzione musicale formale e che qualsiasi innovazione in questo potesse destabilizzare qualsiasi forma di equilibrio sia in campo sociale e anche politico.

Criticava l’ idea di giudicare un’ esecuzione musicale in base al gradimento che una persona potesse avere nell’ ascoltare; infatti credeva che lo scopo della musica non fosse quello di dare un piacere irrazionale, ma era quello di fornire all’ anima armonia e ordine. 

Aristotele era convinto che la musica avesse lo scopo di ISTRUIRE,DIVERTIRE o COLMARE IL TEMPO LIBERO DI CHI VIVE IN RIPOSO.

Egli parlò anche dell’ impatto psicologico dei modi musicali, o scale modali come quelli dorici,frigi e lidi (nomi che vengono presi da zone dell’ antica Grecia. ( questi sono argomenti che conosceranno chi studia musica ).

Ogni modo di queste scale aveva un impatto diverso sull’ emotività dell’ ascoltatore.

In seguito ci fu Aristosseno, allielo di Aristotele, nel suo trattato di ELEMENTI DI ARMONIA, descrisse la sua teoria sistematica sulla musica. Essendo lui più esperto dei suoi predecessori nella pratica del suonare, aveva un punto di vista diverso sugli intervalli, l’ armonia e il ritmo.

Egli pensava che l’ unico modo di conoscere la musica fosse ascoltarla e memorizzarla e ne basava la comprensione sull’ oggettività dell’ orecchio.

L’ ultimo importante contributo greco alla teoria musicale è dovuto a Tolomeo, grande pensatore del II secolo d.C. 

Nel suo trattato chiamato “ARMONICA” cercò di conciliare lo studio pitagorico della musica basato sulla matematica con le teorie di Aristosseno fondate sull’ esperienza. Inoltre ampliò il lavoro di Pitagora “musica delle sfere” in un sistema di collegamenti fra armonia musicale, astronomia e astrologia.

La musica fece parte anche nei miti e nelle leggende che si tramandarono negli anni, infatti nella mitologia Greca, Orfeo (un suonatore di Lira , era lo strumento per antonomasia visto dagli intellettuali in quel periodo) era identificato come “padre dei canti”.

Si dice che non esisteva essere vivente capace di resistere alla magia della sua musica, e che con essa riusciva a dominare animali selvatici e persino far muovere pietre.

La Lira ero lo strumento scelto dal Dio Apollo, il dio della salute della poesia e del sole.

In un famoso mito, il satiro Marsia sfidò apollo a una gara musicale, opponendo il suo Aulos (strumento a fiato a due canne) alla lira utilizzata dal dio Apollo.

La Lira trionfò sull’ Aulos…. il dio sul satiro. 

Marsia pagò cara la sua presunzione e fu scorticato vivo.

La musica aveva un posto importante nell’ educazione della classe dominante, talmente tanto che i giovani aristocratici dovevano imparare a cantare e a suonare la Lira. 

Una parte importante della vita dell’ antica Grecia erano le feste in cui si tenevano gare musicali e teatro. 

Le Carnee (che erano delle feste celebrate nella città di Sparta in onore della divinità Apollo e Carneio) prevedevano un agone musicale (cioè recitazione di poesia) , commedie, tragedie e spettacoli satirici. Queste ultime erano tenute ai piedi dell’ Acropoli, nel recinto sacro dedicato a Dionisio (dio della viticoltura) e le competizioni erano giudicate direttamente dai cittadini.

La Grecia da qui in poi entrerà a far parte dell’ impero romano dal secondo secolo d.C. e la sua tradizione musicale si mescolò nella cultura dell’ antica roma.

I Romani non furono grandi innovatori, benchè esistesse già la notazione musicale, la loro cultura era più che altro uditiva: Gli insegnanti trasmettevano direttamente le conoscenze agli alunni che imparavano a suonare ad orecchio.

Nel mondo Romano, tra gli strumenti più usati ci furono molti tipi di lira, tra cui la Kithara a 7 corde (dal cui nome derivi la parola chitarra) diverse arpe e flauti a canne.

Ai greci si attribuì l’ invenzione del primo strumento a tastiera: l’ organo idraulico chiamato hydraulis, ma furono i romani a portarlo in auge.

Gli ottoni divennero un importante parte della scena musicale romana: fra di essi vi era la tuba, lungo e sottile strumento a fiato simile a una tromba, e vari tipi di corni, come il cornu e la bucina .

Nell’ esercito i musicisti avevano un ruolo importante, il trombettiere era il più altolocato, seguito dal suonatore di cornu e da quello di Bucina. Chiaramente udibile in mezzo agli scontri, la tromba era usata per suonare l’ attacco e la ritirata.

Nonostante le varie funzioni formali che aveva la musica , i Romani la consideravano prima di tutto una fonte di intrattenimento.

I migliori musicisti di Grecia, Siria ed Egitto affluivano a Roma alla ricerca di un ingaggio lucroso nelle case delle persone benestanti.

I sontuosi giochi dei gladiatori, che si tenevano in grandi arene come il Colosseo, erano occasioni per ascoltare musica.

Lo spettacolo iniziava con una processione guidata da trombettieri e cornisti.

La grande richiesta di musicisti li rese ricchi e importanti, al punto che si organizzarono in corporazioni che rappresentavano i loro interessi ed erano rispettate dalle autorità romane.